di Filippo Grendene
Sabato 24 ottobre un corteo di bambini, tanti bambini, genitori e insegnanti ha avanzato, con tante voci diverse, una sola richiesta: più risorse per la scuola pubblica. Tante adesioni, tante persone: associazioni di genitori, comitati e gruppi da Arcella, Guizza, Brusegana, Palestro, San Camillo, Altichiero; sindacati; associazioni e gruppi di docenti da diversi Istituti cittadini.

Il concentramento in piazza Garibaldi: un elicottero delle forze dell’Ordine ha sorvolato il concentramento, per intrattenere i bambini mentre ci si preparava alla partenza

Un passaggio davanti al Comune

Conclusione davanti alla prefettura

Consegna di un ricordo della giornata e dei propri doveri di amminsitratori a chi è intervenuto della giunta comunale e regionale (tutti del campo largo, la destra non si è fatta vedere)
Alla base della riuscita della manifestazione c’è l’impegno e la proposta dell’Associazione Genitori per l’Arcella, nata un paio d’anni fa nel quartiere nord di Padova. È un’esperienza di vera auto-organizzazione che ci sembra degna di nota, soprattutto per il mix di pragmatismo, determinazione, creazione di comunità, nonché per l’efficace proposta di controllo popolare sull’operato delle istituzioni. Abbiamo intervistato Paolo Roberti e Lucia Napoli del direttivo dell’associazione.
Cos’è AGA?
«L’associazione è nata con un doppio scopo. Uno era quello di creare comunità, creare legami tra famiglie in tutto il quartiere. L’altro, quello innovativo, era creare un sindacato che difendesse in qualche modo gli interessi delle famiglie di questo quartiere.
Di per sé un’associazione di genitori potrebbe anche solo tutelare interessi particolari, e quindi non porta con sé naturalmente maggiori diritti e tutele per gli elementi deboli della nostra società. Il fatto che Aga sia nata in un quartiere popolare e si caratterizzi per la difesa di diritti universali, come la scuola pubblica, la mobilità sicura per bambin* e servizi per tutte le famiglie, la rende un elemento positivo e innovativo. Non è un caso che le adesioni alla manifestazione per l’edilizia scolastica siano venute da quartieri più o meno periferici: Guizza, Palestro, Altichiero…». Le cose che in quartiere non funzionano, ci spiega Paolo, sono molte; per questo AGA non si è spesa solo sul tema dell’edilizia scolastica ma ha affrontato la relazione fra dimensione genitoriale e quartiere sotto numerosi punti di vista: apertura dei parchi, mobilità ciclabile e sicurezza sulle strade, patti digitali di comunità, presenza di spazi dedicati alla genitorialità.
I genitori hanno voce ma non lo sanno
La dimensione genitoriale, il discorso sulla famiglia, la centralità dei figli sembrano essere al centro del dibattito pubblico. La lettura di AGA è però più complessa, e parte da un dato: «Quando si è genitori si ha poca percezione del peso della propria voce»; spesso dunque si finisce per essere parlati da altri.
«Per gli amministratori, per le realtà che lavorano nella scuola, spesso si pensa ai genitori come figure che vengono a rompere, a lamentarsi senza avere proposte. Ognuno di questi genitori ha un bisogno particolare per il proprio figlio; quindi, naturalmente, quando si pensa ai genitori si pensa a figure che non ragionano sulla dimensione collettiva, ma pensano solo all’interesse puro, individuale dei propri figli». Una collettività atomizzata.
«Siamo sollecitati da tantissimi impegni come lavoratori. Certo, abbiamo meno figli ma ci dedichiamo forse anche più attenzione di una volta; problematizziamo, abbiamo tantissimi stimoli, discutiamo. Avere tempo di sedersi, riflettere, metabolizzare tutti questi stimoli e gestire lo stress che comportano non è facile. Non è facile cioè riconoscersi e dirsi che quello che io sento – il malessere, la lamentela, il disagio profondo per l’impossibilità di lavorare otto ore e stare coi propri figli – non è solo mio.
Noi siamo partiti da qui. Non sono cose che posso affrontare e risolvere io da solo, non è un problema individuale ma da leggere come collettivo, quindi la soluzione è collettiva. Questo passaggio magari non lo facciamo in tanti perché non c’è proprio il tempo di farlo. La nostra voce ha un peso, ma spesso non ce ne rendiamo conto».
Lucia ci racconta che, lavorando per un’associazione che tutela i consumatori, più volte si è chiesta le ragioni per cui chi acquista da cinquant’anni si sia riunito in consorzi di tutela, mentre chi ha figli sia solitamente solo, oppure – in parte sempre minore – si riunisca sul terreno confessionale.
Quindi, nella pratica, come è nata AGA?
«A fine primavera del 2024 abbiamo girato un messaggio in varie chat proponendo un incontro di genitori per affrontare le questioni che ci univano. Questo ha creato una riunione che è diventata poi un altro incontro, sempre al parco, sempre con i bambini che ci giocavano attorno, sempre ognuno restava quanto poteva come poteva.
Piano piano si sono posti alcuni punti fra cui uno che ci interessa particolarmente oggi: abbiamo cantieri aperti con scuole che non riaprono, ci rendiamo conto che da soli come rappresentanti non riusciamo a fare niente, proviamo a metterci insieme e vediamo cosa succede».
Il caso iniziale era questo del Trenino: un asilo nido del quartiere chiuso da anni, la cui riapertura era rimbalzata in avanti di tre mesi in tre mesi»

AGA nasce con una festa al Milcovich
A ottobre 2024 è stata formalizzata l’associazione con una festa al parco Milcovich, nel corso della quale era stata lanciata una mobilitazione per il Trenino, che ha portato l’associazione qualche giorno dopo sotto il comune.

La manifestazione per la riapertura del Trenino
A seguito di vari passaggi e pressioni i lavori hanno ripreso, il nido è stato riaperto e i bambini hanno potuto tornare nella sede rinnovata.
«Quello che si è scelto come stile era non di buttare addosso la nostra frustrazione all’amministrazione ma di cercare un incontro e dimostrare che eravamo in tanti, fare massa critica. Ha funzionato».
Cosa ha fatto in questi anni l’associazione?
Le attività dell’Associazione, escludendo l’impegno per l’edilizia scolastica, sono state numerose. Per prima cosa, abbiamo continuato a costruire dei momenti in cui stare assieme – la socialità, per i motivi espressi sopra, è centrale per ragioni non solo ludiche. Abbiamo organizzato pranzi, feste, fino a due esperimenti più ampi: la caccia al tesoro per i parchi e i Grandi giochi dell’Arcella. 300 partecipanti!
Poi ci siamo impegnati sui patti digitali di comunità: un gruppo dell’associazione ha discusso sul tema e li ha realizzati, ora sono in corso presentazioni in diversi contesti per diffonderli e costruire consapevolezza sul tema. Abbiamo collaborato con la casa di quartiere e con la consulta per la realizzazione di progetti e percorsi di formazione sulla genitorialità, e abbiamo spinto per migliorare parchi e viabilità ciclabile.
Come è proseguito l’interesse per l’edilizia scolastica?
«Abbiamo chiesto al sindaco di tornare e fare una visita in ciascuna scuola a vedere la situazione. Fra di noi l’abbiamo chiamato il tour del sindaco: tre tappe in un anno, organizzate con genitori di ogni plesso in cui lo è passato e dove almeno un genitore affiancava le insegnanti, che ovviamente gestivano la visita e mostravano le criticità. Noi genitori avevamo un ruolo un po’ da testimoni, per passare il messaggio che per noi era importante. È ovvio, per noi è importantissimo l’ambiente in cui crescono i nostri figli ma anche quelli degli altri: c’è bisogno di un’azione concreta perché il sistema delle segnalazioni non stava funzionando, la risposta delle segnalazioni non era né tempestiva né puntuale, la manutenzione ordinaria non veniva fatta e non viene fatta.
Soprattutto c’è l’idea di mettere il sindaco di fronte a queste responsabilità; altrimenti ti trovi davanti a una macchina burocratica mentre se uno ci mette il corpo, entra nella scuola e vede la muffa, vede i pezzi rotti del pavimento, della pavimentazione esterna, vede un albero crollato e assieme ci vede i bambini dentro, fa tutto un altro effetto.

L’assessora Piva visita le scuole dell’Arcella

Il sindaco Giordani visita le scuole dell’Arcella
Alla fine qualcosa è stato fatto ma quello che ci hanno detto è che ci sono dei limiti strutturali: hanno un limite di bilancio che è già stato toccato».
È vero che non ci sono i soldi?
Paolo Roberti di lavoro è docente di economia all’Università di Bolzano e queste cose le sa guardare.
«Abbiamo comparato il bilancio comunale negli ultimi 15 anni Di Padova, Vicenza, Verona Ferrara e Bologna; alcune simili a Padova, alcune sono più grandi, alcune un po’ più piccole, alcune sono governate a centrodestra, alcune sono in Veneto, alcune sono in Emilia.
Guardando la spesa del comune in scuola pro-capite, in ognuna di queste città, si vede che da 15 anni il comune di Padova spende meno di tutti questi altri comuni in scuola, sia in conto corrente – i salari, le manutenzioni, le spese vive – sia in conto capitale – gli investimenti, le ristrutturazioni.
La cosa sorprende: il nostro comune non è in mezzo, è di gran lunga ultimo. La ragione per cui gli edifici scolastici fanno schifo, hanno tutti i problemi che hanno, non è né casuale e non è neanche necessariamente così diffusa, perché gli altri comuni spendono di più. Consideriamo che se guardiamo il bilancio generale siamo in linea con gli altri comuni: Padova non è un comune che, che ne so, tira su poche tasse e spende poco, no, è un comune che spende mediamente come gli altri ma come il rapporto sul bilancio totale, sulla spesa totale, in scuola spende meno e questi sono i risultati che abbiamo».
I soldi ci sono ma vengono sepsi in altre cose. «Sicuramente abbiamo trovato un’amministrazione che ci ha ascoltati, che è venuta, che ci ha messo il corpo, però la risposta che abbiamo ottenuto non è stata soddisfacente. Dire che su questi edifici, che già sono vecchi e hanno bisogno di una grossa manutenzione straordinaria, comunque non si può garantire neanche la manutenzione ordinaria, non è una risposta sufficiente.
Per questo abbiamo fatto tutta una riflessione interna all’associazione, abbiamo cominciato a contattare altri gruppi di genitori. Ovviamente il problema non è solo arcellano, è un problema della città, è un problema anche del paese – però questo è un altro paio di maniche – abbiamo cercato di mobilitarci almeno sul piano cittadino. Costruendo la mobilitazione di oggi.»
Da qui l’idea che la spesa sulla scuola debba essere al centro della campagna elettorale per le amministrative della città. L’Associazione Genitori ha posto alcuni punti fermi, al dibattito politico proposte e risposte.
